Seguendo le voci rassicuranti dei loro cari, i terrestri scoprono un luogo nascosto nella superficie di Marte, un luogo magico dove i ricordi riprendono vita e mettono in risalto l’irrazionalità del bambino che vive dentro ognuno di loro: una festa di compleanno, una tavola da ping-pong, qualche giocattolo imballato dentro scatoloni pronti ad essere aperti. Tutti questi oggetti non diventano altro che una messinscena simbolica per far riflettere lo spettatore sul comportamento sbagliato che la civiltà adotta, in ambito sociale, fin dall’infanzia: ogni azione, infatti, dal dover dimostrare chi salta meglio la corda, al pretendere di riottenere subito dagli altri qualcosa che ci è stato strappato via, diventa un pretesto per imporre la propria supremazia sull’intera società, accantonando i sentimenti altrui pur di far prevalere il proprio benessere. L’egoismo della collettività si incastra perfettamente con l’immagine della “ludoteca marziana” e sugli effetti che essa scatena in chi si ritrova a giocare al suo interno: i comportamenti adottati dai tre protagonisti, infatti, riflettono tutti quei modi di comportarsi che sono propri della nostra civiltà e, con essi, le problematiche che comportano al giorno d’oggi in una società che non conosce più il significato dell’attesa, il farsi da parte e riconoscere i propri limiti per non distruggere ciò che ci circonda – come la Terra che da molti anni ci ospita e che se oggi si ritrova in questo stato è solo a causa della sconfinata volontà che ha l’uomo di conoscere l’inconoscibile.
Le luci si spengono e la scena cambia, inizia il “terzo atto”: i protagonisti ci riportano indietro nel tempo attraverso un flashback, alla conferenza stampa avvenuta prima del lancio su Marte. Il comandante, il generale e la dottoressa, ognuno con la propria personalità, espongono il loro punto di vista riguardo la spedizione: se il generale Di Renzi risponde alle domande dei giornalisti in modo più conciso e realista, il comandante Russo prende l’intervista meno seriamente lasciando spazio a battute, mentre la dottoressa Rinaldi equilibra le risposte dei suoi compagni rimanendo razionale e positiva.
La scena cambia nuovamente e i protagonisti dello spettacolo avanzano verso la platea spogliandosi del loro personaggio-astronauta. Ci raccontano ciò che, ad oggi, si conosce di Marte. E ciò che sappiamo in realtà è molto poco, quasi un nulla, e sicuramente non sarebbe giusto addentrarsi nella sua superficie per ridurla nello stesso stato in cui abbiamo ridotto la Terra.
La domanda che Giacomo Bisordi e il suo cast rivolgono allo spettatore è chiara: è davvero giusto andare su Marte con il pretesto di ricominciare da capo per poi trasformarlo in un luogo invivibile come abbiamo fatto con la Terra? Seppur apparentemente lontana, la “questione Marte” ci è più vicina di quanto crediamo.