Una famiglia come tante in Sabato, domenica e lunedì 

Tra parole napoletane e le quattro mura di una casa borghese  si sviluppa Sabato, domenica e lunedì, uno spettacolo che trasporta lo spettatore nel cuore delle dinamiche della famiglia Priore.

 

Il Testo di Eduardo de Filippo scritto nel 1959 e inserito nella Cantata dei giorni dispari viene ripreso dal regista Luca De Fusco che, a distanza di oltre vent’anni dall’ultima rappresentazione italiana lo riporta in scena, restituendo con attenzione il tessuto narrativo eduardiano. De Fusco si affida alla partitura ben definita da De Filippo e lascia che la vicenda scorra così come è stata scritta. Infatti, in una scena semplice e raccolta, gli attori muovono i loro passi con naturalezza, ricreando le stesse interazioni descritte da De Filippo con chiarezza.

 

Pochi elementi e movimenti spontanei, a volte corali come a richiamare elementi del musical costruiscono un quadro equilibrato e coinvolgente nel rispetto del testo originale, restituito fedelmente dal regista. La scena si apre nell’ambiente più intimo di una casa italiana: la cucina, luogo in cui nascono piaceri e tensioni. Lo spazio, circolare e colmo di finestre, potrebbe rappresentare la fluidità dei rapporti tra le numerose persone che animano le stanze di casa Priore; invece, le finestre vengono spesso chiuse, come chiusi restano i dialoghi, innalzando dei muri difficili da abbattere.

La loro apertura genera movimento, un via vai dall’interno all’esterno e viceversa che appartiene soprattutto ai più giovani, sono loro ad entrare ed uscire con disinvoltura, passando da un discorso all’altro, da un’emozione all’altra senza paura.

Amici, parenti, innamorati si incontrano e si scontrano, ma lo scontro più significativo è quello non esplicitato, quello che avviene sotto traccia fino ad esplodere.

 

La signora Rosa (interpretata da Teresa Saponangelo) avvia il Sabato la preparazione del ragù che, come lei stessa afferma, richiede cura, amore e pazienza: è un processo lungo ed elaborato, più o meno come la costruzione di una relazione.

 

Lo stesso ragù verrà servito in tavola il giorno seguente, la Domenica, quando l’intera famiglia, zii, cugini e amici compresi, si riunisce attorno alla tavola per condividere con gusto un pranzo preparato con tanta dedizione. Ma non sarà tranquillo come ci si aspetta. Proprio durante il giorno in cui tutti desiderano riposarsi e gioire, la tempesta si scatena dai rancori taciuti dei coniugi Priore e neanche i buffi tentativi di un preparato Pulcinella riescono ad evitare lo scontro.

 

L’ira dei due padroni di casa sconvolge l’intera tavolata, persino il cielo pare ingrigirsi fino ad esplodere in un temporale e fragorosi tuoni. È il racconto di un tormento che, nonostante un’apparente tranquillità, i coniugi covano da tempo e che trova il suo culmine proprio durante un pranzo domenicale, momento di unione e giovialità nell’immaginario della tradizione italiana, qui trasformato in scena tragica.

 

L’unica via possibile è quella del confronto, chiaro e diretto, consigliato ai genitori dai figli Roberto, Rocco e Giulianella (interpretati da Pasquale Aprile, Gianluca Merolli e Mersila Sokoli) ormai adulti e disinteressati ai litigi dei genitori. La soluzione è così chiara e allo stesso tempo affatto semplice da attuare, ma l'esasperazione porta Peppino (Claudio Di Palma) ad accogliere le parole della figlia più giovane, compiendo il primo passo verso un confronto necessario.

 

I sogni e le difficoltà di una famiglia che raccoglie tre generazioni vengono messi a nudo sul palcoscenico del Teatro Argentina, dal 25 novembre al 4 gennaio. Tutto è così semplice, e allo stesso tempo complesso: un concentrato di quotidianità in cui chiunque può riconoscersi, come se varcasse la soglia di casa propria.

 

Sara D’Alessandro