È la stessa sensazione, per me, di vedere una persona con le parole in gola, senza poterle dire, provandoci in tutti i modi. Ma per quanto io veda nelle parole una conferma, qui la conferma non esiste: non c’è un modo univoco di chiamare quello che vedo, non è unilaterale ciò che si manifesta davanti a me. Stiamo comunicando, è una telepatia. Le parole sono pochissime, solo scritte alle spalle de* performer, mentre loro, davanti, parlano con il primo mezzo che ci viene concesso nella vita. I gesti che compiono da sempre o che hanno appena inventato. Nelle loro mani, il corpo è uno strumento di magia.
Nelle mani di Virgilio Sieni
Sonate Bach nasce venti anni fa, nel 2006. Sono 11 danze per 11 conflitti, sugli 11 brani che compongono le tre Sonate di Johann Sebastian Bach. Ciascun conflitto narrato a partire da una fotografia di reporter di guerra: le foto respirano sul palco, non si vedono. Il corpo è l’unico dono: ciò che in questo scenario l’artista può restituire al pubblico. Da Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul, alla debole distanza di vent’anni.