Ciò che rende Nottuari ancor più particolare è l’amplificazione del fattore emotivo e che sostiene l’interpretazione dei performer, sono i complessi elementi illuminotecnici e scenotecnici dello spettacolo; la scena sembra nutrirsi di uno sguardo cinefilo: all’interno dello spettacolo nulla viene mai lasciato al caso e ogni scena è accompagnata da un movimento ottico che sembra guidare lo sguardo dello spettatore – incantato dai frequenti cambi di luce e di scenografia molto precisi che, similmente alla macchina da presa, riescono a far trapelare una visione nascosta e celata all’interno dello stesso spettacolo. Ci si muove in punta di piedi con il cuore ansimante e man mano che si avanza all’interno della storia, continuerà a predominare un’unica sensazione: il costante senso di fuga davanti all’orrore del reale. Ma non si potrà far nulla se non assistere inermi, senza poter sfuggire alla sensazione di essere obbligati ad osservare l’orrore, con gli occhi fissi sulla scena, in un crescendo di sentimenti contrastanti.
Ad ogni inizio corrisponde sempre una fine che chiude il cerchio. Nel caso di Nottuari lo spettacolo termina con dei consigli, quasi un manifesto del pessimismo, che riporta lo sguardo dello spettatore su quello stesso schermo bianco (che poi bianco non è.. altro non è che un’illusione) e a quell’enigma che ci è stato rivelato al principio; come se non fosse successo nulla.. come se fosse stato tutto un brutto incubo.
Nottuari dunque è proprio questo: una costante instabilità emotiva, il tentativo di fuggire da qualcosa, su una strada impervia dove anche se cerchi di restare in equilibrio ti porterà inevitabilmente a crollare, a specchiarti nella tua immagine riflessa fino a scendere nella profondità del tuo stesso io e restare pietrificato.