Due corpi - l’assassino, lo squadrista Amleto Poveromo e la vittima Giacomo Matteotti - condividono uno spazio circoscritto e soffocante, in cui rumori laceranti impediscono di pensare ma non di sentire l’orrore dell’atto che sta per compiersi: è il momento della convulsa sepoltura del corpo di Matteotti. Poveromo è vittima di un “gioco cameratesco” da parte degli altri componenti della squadra fascista, costretto a seppellire il corpo da solo perché ritenuto “non abbastanza bravo” durante l’aggressione. Si trova in mezzo a un campo, con la salma del deputato sulle spalle. Ucciderlo è stato facile, nasconderlo sembra un’impresa impossibile.
Nel tentativo di portare a termine il compito, ferito nell’orgoglio e con il sospetto che gli altri, nascosti nel buio, stiano continuando a farsi gioco di lui, lo squadrista lancia insulti, si elogia, ricorda il passato, li cerca manifestando il suo bisogno di averli accanto. Così da coprire quel senso di vuoto che sta crescendo dentro di lui, solo nel buio. Così da condividere il peso del corpo, che forse è quello della coscienza di ciò che è stato compiuto. Il cadavere è lì con lui, con il suo peso fisico e morale. Quello che lo squadrista non riesce a dire lo proietta sul corpo, nella relazione con esso, in uno spazio mentale che diventa reale. Un corpo vivo, danzante, che scompiglia i suoi piani, sovverte il suo punto di vista, mette alla prova la sua forza e distrugge le sue convinzioni.
Tutto il coraggio cameratesco, incapace di concepire la sconfitta, la violenza esibita che vuole essere osservata, temuta, ora vacilla e mostra l’abisso che c’è in un ideale che sa solo uccidere vilmente i suoi oppositori. Partendo da un evento storico, l’omicidio di Giacomo Matteotti e la conseguente sepoltura nella provincia romana, è stato immaginato un momento altro tra la vittima e uno dei suoi carnefici. Un carnefice che da solo è nulla, è povero, è angosciato dal seppellire il corpo che – a suo modo – ha contribuito a uccidere. Lontano dalla squadra, dalle azioni collettive, dai canti gloriosi, resta un piccolo uomo che non sa realmente quello che sta facendo.
Il corpo di Matteotti
testo e regia Andrea Baldoffei
con Andrea Baldoffei e Riccardo Milani
disegno sonoro Alessandro Giannone
disegno luci Giulio Ferro
foto di scena Silvia Bisordi
liberamente ispirato al libro omonimo di Italo Arcuri
progetto finanziato dal bando SIAE per chi crea – nuove opere 2023