Un lungo filo di ricordi, stesi ad asciugare al sole.
Il pianto di un bambino. Dieci, cento, mille.
Un uomo in vestaglia e ciabatte, davanti a un microfono.
Questo quello che c’è in scena, ma non quello che è veramente.
Un monologo in cui tutto è il contrario di tutto, dove nulla è ciò che appare.
Estate di una notte di mezzo sogno è la storia di Gino Badate, che la notte del primo di luglio viene investito da un camion e si ritrova in uno stato indefinito, tra la vita e la morte, catapultato nel ricordo di ciò che è stato della sua vita, che adesso gli scorre tutta davanti, per l’ultima volta, come fosse un grande film.
Una storia semplice, concreta, diretta, che dà il pane al pane ed il vino se lo tiene per sé, una storia ubriaca, stralunata, che Gino racconta attraverso un linguaggio poetico e ironico, lucido e sconclusionato, dall’inizio alla fine: dai cento anni di gravidanza di sua madre, passando dal lavoro come barbiere al sogno di fare il regista.
E ancora l’asilo del nonno, i ladri, l’amore per Pina e alla fine ...