Per spaesarsi
Il sacro disorientamento del corpo

A marzo, Orbita Spellbound ha abitato tre luoghi.


 

Tre dimore hanno permesso a un unico corpo, quello permeabile e percettivo di Orbita, di raccontare una storia. Questa storia è all’insegna di una parola: spaesarsi. Letteralmente spaesarsi significa perdere il proprio paese, come facevano i contadini che dalle campagne si trasferivano in città. Perdere un paese, ma grazie al movimento trovarne un altro; cambiare paesaggio, lingua, e incontrare una nuova comunità; attraversare molteplici regioni, restando sempre nello stesso corpo.

 

È vicino ai resti di un antico acquedotto che sorge il primo paese: è il Teatro Ambra Jovinelli. La Rhapsody in Blue di George Gershwin è un “giocattolo fantastico”, e la coreografia di Iratxe Ansa e Igor Bacovich il tentativo di decifrarlo. La luna piena assolutizza il gesto e lo rende limpido, e alla sua luce i corpi sono capaci di incontrarsi, riconoscersi, e contagiarsi a vicenda, per poi separarsi con altrettanta disinvoltura. Poco dopo, i personalissimi abiti della rapsodia si dissolvono di fronte alle standardizzate uniformi da lavoro di Holy Shift, creazione di Mauro Astolfi. Qui è chiaro che qualcosa sta implodendo, e che per sopravvivere è necessario imparare un nuovo senso dell’orientamento, capace di condurre “non verso il potere, ma verso la presenza”. In una società distopica, solo in apparenza il movimento è fermo e sicuro. Esso proviene in realtà da una profonda ferita, ma è nell’abitarla, costruendo su quelle stesse rovine, che risiede la speranza di una nuova possibilità.

In mezzo a una valle si erge Spazio Rossellini, paese nel quale si praticano oscuri rituali. In Cani Lunari una voce fa da guida attraverso uno spazio liminale e la musica elettronica si concilia con un carme oraziano, mentre il corpo, nel quale l’anima sosta solo per un po’, si trasforma in una soglia da attraversare. Portando in scena una riflessione che è anche metateatrale, quella del palcoscenico come spazio alterato di coscienza, Francesco Marilungo ricrea una potente pratica magica, e il corpo della donna, minacciato e sottomesso, si sottrae al controllo dell’uomo e al dominio della scienza positiva, rivelando verità nascoste, sepolte sotto l’unico mondo che crediamo possibile.

 

Pianeggiante, ecco l’ultimo paese. Al Teatro Biblioteca Quarticciolo il coreografo Andrea Costanzo Martini mette in scena due progetti diversi, ma racconta sempre lo stesso contrasto: lo scontro tra chi performa e la realtà. In Pas de Cheval il movimento diffonde una tensione creativa e vitale, ma la voce, dissonante, svela le crepe di un sistema artistico poco remunerativo e soffocante; in What happened in Torino è l’effetto che lo sguardo altrui esercita sul corpo a essere centrale, e affiora la lotta tra il desiderio di venir osservati, e la paura di smarrirsi di fronte al giudizio.

 

A marzo, Orbita Spellbound ha permesso di attraversare tre mondi. Esistono simultanei, molteplici immaginari da cui uscire e entrare, e cinque danze sconfinate, forse proseguono ancora, ininterrotte e interminabili, in quella danza che eternamente è stata la stessa e sempre lo sarà.

 

Sofia Carlotto