Mein Kampf: una pagina bianca

Conosciamo tutti la traduzione delle parole “Mein Kampf”, la mia battaglia. È parte della storia che ognuno di noi ha studiato: Adolf Hitler l’ha scritto nel periodo di reclusione in seguito al tentativo di colpo di Stato di Monaco nel 1923. Pubblicato nel 1925 e vietata la ristampa dopo la morte dell’autore, è forse il libro più famoso, e non letto, al mondo. Dieci anni dopo la ristampa e quindi la possibilità di leggerlo e conoscerlo in prima persona, il Mein Kampf è sul palco del Teatro Argentina. 

 

Stefano Massini, unico drammaturgo italiano ad aver ricevuto un Tony Award, riconsegna al pubblico un lavoro non solo sul testo originale, ma fondato sulla ricerca e l’implementazione di altri scritti come i discorsi di Goebbels e Himmler e le Conversazioni di Hitler a tavola. Massini va in scena attraversando la platea, fermandosi giusto prima della grande struttura rettangolare, una grande pagina bianca, per il prologo iniziale. Si fermerà subito fuori da quella pagina anche alla fine: sono i momenti in cui la sua voce, protagonista dell’intero spettacolo, si fa promemoria di attenzione.

 

I nazisti, caro signore, erano un libro. 

Niente sarebbe stato com’è stato

milioni di morti sarebbero vivi 

e milioni di libri non sarebbero cenere

se un ragazzo di nome Adolf 

chiuso in una cella a Landsberg

non avesse scritto quel libro.

Sale sulla pagina bianca, un foglio deserto, spigoloso e straniante da guardare: lui, un uomo vestito di eleganti abiti dai colori scuri, dall’alto dei palchetti sembra piccolissimo. E mentre parla, il deserto di cui fa parte diventa un luogo di rabbia, rivolto a un pubblico che siamo noi ora e noi in passato. La luce taglia la pagina in strette forme geometriche, frecce, spiragli, mentre i deliri del giovane Hitler ottengono sempre più potere e ciò che dice diventa reale: con un colpo del braccio contro l’aria, cadono pezzi di vetro dal soffitto. Come cadono ai suoi piedi una marea di libri da mandare al rogo. La violenza che racconta si manifesta esattamente lì dove punta la luce: le parole sono sempre cose vere. 

 

In un percorso artistico ampio e sfaccettato, che ha affrontato temi dall’economia (Lehman Trilogy, per cui ha vinto il Tony nel 2022) all’interpretazione dei sogni (L’interpretazione dei sogni, liberamente ispirato dagli scritti di Sigmund Freud), Massini ha voluto portare con sé sulla scena il tema cardine di tutto: l’impatto di una narrazione. 

Durante gli applausi, con la commozione negli occhi, Massini mima un abbraccio al pubblico. Il libro alle spalle. 

 

Da dove si inizia, per cambiare la Storia? 

Da dove si inizia per cambiare tutto?

Da qui.

Da qui.

Si inizia da qui.

 

- Mein Kampf, Stefano Massini

 

 

Chiara Puchetti