La programmazione di Fuori Programma Festival e quella della direzione artistica partecipata under 25 di Dominio Pubblico si incontrano nello stesso palco, a sostegno della coreografia emergente: Ingresso Libero di Alice D’Urso, Lupo di mare di Emilia Quiñones, Muga di Francesco Paolino. Tre sguardi autoriali, tre poetiche che ci raccontano qualcosa di domani, nell’impegno a sostenere la freschezza dei linguaggi delle nuove generazioni.
LUPO DI MARE
Concept, coreografia e performance di Emilia Quiñones
Sound design Anouschka Trocker
Ispirandosi alla suggestiva immagine del lupo di mare della poesia “Allegria di naurfragi” di Giuseppe Ungaretti, ovvero chi sopravvive e riprende immediatamente il viaggio dopo il naufragio, la performance è un’esplorazione fisica della resistenza, dell’atto di andare avanti in condizioni estreme. Il mare aperto diventa una metafora di stati di radicale incertezza e trasformazione. Al centro c’è il corpo come luogo di esperienza e di impronta: come si manifestano le crisi nel movimento? Dove sono le soglie tra stabilità e perdita di controllo, tra resistenza e resa? “Allegria di naufragi” dispiega così una riflessione stratificata e incarnata sulla sopravvivenza – come un processo continuo di ritrovare se stessi, perdere terreno e andare avanti.
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INGRESSO LIBERO
Di e con Alice D’Urso
Testo estratto dal libro Nostalgia di Milan Kundera
Si ringrazia Scenario Pubblico per l’ospitalità
Le scelte più difficili sono anche quelle più oneste. Lasciarsi muovere dal proprio istinto, e non dal pensiero di qualcun altro. Andare avanti non equivale a dimenticare il passato, le proprie radici, ma a rafforzarle, irrobustirle. Vi auguro un cielo sempre più blu e una mano amica che vi guidi e accompagni lungo il vostro cammino.
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MUGA
Coreografia e concept di Francesco Paolino
Assistente coreografia Rebecca Fabbri
Con Tom Blanc, Francesco Paolino
Muga è una meditazione coreografica: un invito a riconoscere quel vuoto fertile da cui può emergere una forma più consapevole di esistenza. Il termine deriva della filosofia giapponese che indica una condizione di vuoto in cui l’io si dissolve, liberandosi da attaccamenti, aspettative e desideri. La performance si sviluppa come il viaggio di due corpi intrappolati in un sistema che trasforma l’esistenza in produzione, consumo e prestazione, ingranaggi perfettamente sincronizzati ma privi di profondità emotiva. In un paesaggio sospeso e quasi apocalittico, i loro movimenti si ripetono come rituali meccanici, fino a quando uno dei due corpi perde precisione e il sistema si incrina. Dall’errore affiorano fragilità, dubbi e coscienze. È l’inizio di un processo di risveglio: un lento ritorno alla presenza, all’ascolto.