Il Gabbiano e le sue "forme nuove"

All’interno di una scenografia raffigurante il lago “dove tutto è cominciato”, troviamo Maša (Enrica Cortese), seduta, che viene interrotta da Medvedenko (Edoardo Sorgente) che ci sorprende cantando e divertendosi tra la platea, coinvolgendola. Questa prima introduzione è la chiave che Dini ci dà per ricordarci che ciò che Anton Čechov scriveva erano commedie e questo si può rivedere anche nella chiave di lettura data ad ogni personaggio che, purtroppo ormai, sono incastonati, quasi archetipi.
 

Kostja stesso (Giovanni Drago) ci ricorda, con parole aggiunte dallo stesso Dini, che il teatro ha bisogno di nuove forme e cerca di spiegarlo tramite il suo spettacolo in cui la sua amata, Nina (Virginia Campolucci), è attrice. Proprio seguendo l’idea di nuove forme, la regia dello spettacolo di Kostja è stata affidata a Leonardo Manzan, un artista che sfida i classici partendo dai testi stessi, non distrugge i sigilli ma li esplora, li usa e ci aggiunge un suo disegno, riportandolo al contemporaneo. Infatti, avendo carta bianca, una tela e una telecamera, Manzan porta Nina in giro nella città e la fa vivere a noi spettatori attraverso una proiezione e un montaggio serrato.

 

Subito dopo l’interruzione dello spettacolo, dovuta ai commenti della madre Irina Arkadina (Giuliana De Sio), Kostja esce e iniziamo a conoscere pian piano tutti i personaggi e qualche loro segreto, come i sentimenti di Maša per Kostja rivelati al dottore Dorn (Fulvio Pepe). Ad insaputa però di entrambi, il padre Šamraev (Gennaro Di Biase), li osserva nascosto dietro un albero e non potendo (forse anche non sapendo come) comunicare con la figlia, confida agli spettatori i suoi pensieri e sentimenti.

 

Le canzoni, moderne e ben riconoscibili, scelte con l’ausilio del maestro Massimo Cordovani, sono utilizzate per farci vedere ciò che i personaggi tengono nascosto, le loro ombre e catene sfruttando l’immediatezza propria della musica. Ad esempio, durante una delle canzoni possiamo notare un piccolo momento della vita di Polina (Angelica Leo) che viene picchiata dal marito, ma è un evento nascosto alla società e che non viene più affrontato nel corso dello spettacolo.

Così come, attraverso l’iconica canzone di Adele “Skyfall”, cantata da Maša, ci viene mostrato il passaggio temporale di due anni in cui Maša si sposa ufficialmente con Medvedenko e insieme hanno anche un bambino. Nonostante ciò la ragazza non vuole cambiare la sua situazione, preferisce restare in casa con Kostja e non attendere il suo unico figlio, come gli rinfaccia il marito.


La vera differenza, però, la fa il personaggio di Trigorin (Filippo Dini), tipicamente rappresentato come un uomo brillante, quello che in termini moderni si definirebbe “un figo”. Qui viene, invece, rappresentato come un personaggio impacciato, balbuziente, quasi come qualcuno che non sa esattamente come comportarsi all’interno della società. Nel dialogo con Nina, la ragazza è scettica davanti a questa sua rivelazione, non riesce inizialmente a concepire come una persona famosa come lui non si senta a suo agio tra le persone e la fama, ma Boris le rivela proprio questo: preferisce osservare le persone intorno a sé dal suo angolino e l’unico pensiero che ritorna ogni qualvolta c’è una conversazione è la fretta nel dover scrivere qualcosa prendendo sempre ispirazione da tutto ciò che lo circonda senza avere un attimo di respiro. 

 

È proprio questo ad attrarre la ragazza, non tanto la sua fama, ma la sua difficoltà e il suo imbarazzo nello stare al mondo, quasi come alcuni giovani di adesso che si sentono scomodi nel vivere il mondo con il proprio corpo dopo averlo visto solo online con gli occhi. Al contrario, la ragazza gli racconta dell’ideale che ha lei sul mondo degli attori, il suo sogno, e forse questa sua leggerezza e fantasia è ciò che lo porta a volerla conoscere di più e a volerla rivedere anche quando l’Arkadina lo costringe a partire. 


I due infatti si rivedono e insieme hanno un bambino che muore poco dopo il parto, ma Trigorin decide di tornare con Irina, abbandonando la giovane Nina. La ragazza, ormai sola, decide di non voler vedere più nessuno, fin quando non sceglie di rivedere Kostja presentandosi a casa sua. Durante la cena, l’unica persona presente nel salone, ma dormiente, è il vecchio Sorin (Valerio Mazzucato). Nina rivela tutto quello che le è successo a Kostja che l’ascolta senza intromettersi. La ragazza, sentendo le voci nella sala da pranzo, capisce che Trigorin è lì, saluta quindi Kostja, per l’ultima volta, ed esce. Kostja poi riporta il pubblico a sé, ha preso la sua decisione e, dopo aver bruciato tutti i suoi scritti, esce. 


Una volta rientrati dalla cena, alcuni dei personaggi iniziano a giocare a tombola, ma poco dopo sentono uno strano rumore, il dottore mentendo dice che è colpa di una sua boccetta ma rivela a Trigorin che Kostja si è ucciso. Trigorin resta incredulo alle parole di Dorn perché se quella è la verità, allora quel piccolo barlume di speranza, assieme alla vita di ognuno di loro, si è appena spento e non c’è più alcuna salvezza.
 

 

Francesca Maddalena